Green Hill, l’azienda rinuncia al ricorso

I beagle fuori pericolo, per ora resteranno alle famiglie affidatarie.

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La Marshall, proprietaria dell’allevamento di beagle Green Hill a Montichiari (Brescia) ha ritirato il ricorso in Cassazione contro il mantenimento del sequestro probatorio sui 2.600 cani, attualmente affidati alle famiglie. 

Il Riesame il 3 agosto scorso aveva dissequestrato l’azienda ma mantenuto il vincolo sugli animali. Un provvedimento in origine impugnato dalla multinazionale. Il 21 febbraio, dunque, l’udienza prevista in Cassazione sarà solo un passaggio formale. 

Per il momento gli affidatari possono stare tranquilli. “Siamo felici”, commenta una nota della Lav. “Questa nuova tappa della vicenda giudiziaria – prosegue il comunicato – conferma la validità del sequestro probatorio dei beagle di Green Hill disposto dalla Procura della Repubblica di Brescia. Ora si faccia il processo per punire i responsabili e chiudere definitivamente l’allevamento della morte. Questa ritirata fa supporre che ad una nuova valutazione del caso, la ditta abbia finalmente capito che non aveva alcuna possibilità di vincere e fa ben sperare per il buon esito della vicenda giudiziaria”.

Secondo l’Enpa, ”la rinuncia della Marshall  è un’altra grande vittoria per il movimento animalista ma soprattutto per i cani, che, lo ricordiamo, grazie al sequestro e al successivo affidamento temporaneo hanno finalmente conosciuto una vita degna di questo nome. Il nostro auspicio – prosegue la nota dell’ente – è che le successive tappe del procedimento giudiziario facciano chiarezza una volta per tutte su quanto accaduto all’interno dell’allevamento e che, una volta individuate le responsabilità, gli autori degli illeciti siano puniti a termini di legge e Green Hill venga chiuso una volta per tutte. Auspichiamo altresì che il prossimo Parlamento si faccia interprete della volontà della stragrande maggioranza degli italiani vietando definitivamente la presenza, nel nostro Paese, di allevamenti di animali e di stabulari destinati alla sperimentazione”. Il testo, infine, avanza un’ipotesi sulle reali intenzioni della multinazionale.

“Presumibilmente – conclude l’Enpa -, la rinuncia al ricorso e quindi a ottenere la restituzione dei cani, come se si trattasse di oggetti, vuole far cadere l’attenzione anche mediatica sul caso. Invece, le nostre manifestazioni di protesta non finiranno fino a quando non otterremo giustizia anche per tutti gli animali destinati alla morte per un metodo mai validato scientificamente”.

Fonte Nel Cuore

 

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