Il cane in ufficio, l’appello di Enpa Firenze

“Lasciateli entrare, aumentano la produttività”. Invece al momento il cane per compagnia al lavoro è un “lusso” riservato ai soli liberi professionisti

Il cane in ufficio, l'appello di Enpa Firenze

“Ovunque vada lei viene con me”. Zoe è una cucciolona meticcia, metà molosso e metà pointer, 28 chili di tenerezza che Maurizio Bertelli, geometra con ufficio in piazza Dalmazia a Firenze non mollerebbe mai a casa da sola “per nulla al mondo”. E c’è da crederci: troppo doloroso rientrare la sera e vedere negli occhioni della cagna i segni di un piccolo grande abbandono. Troppo bello al contrario vederla far capolino dalla scrivania con il muso che cerca le coccole.

Ormai in ufficio le ho allestito una seconda cuccia“, continua Bertelli. Lisippo, barboncino pieno di riccioli candidi, invece, è l’inquilino numero uno della caserma dei carabinieri in Borgognissanti. “La sua cuccia è una poltrona dove di solito si siedono testimoni o criminali”, racconta il colonnello Fernando Musella. E quando arrivano i brutti ceffi, lui “salta sulle mia gambe e ascolta gli interrogatori, rizza le orecchie e mostra un certo interesse”.

Lisippo è un po’ un’eccezione, visto che il suo padrone è il comandante e in caserma ci abita. Ma negli Stati Uniti, in Canada, in Inghilterra o in Francia questa è già una realtà, una prassi quotidiana per aziende e uffici pubblici che, insieme al nido per i bambini, offrono ai dipendenti anche servizi di petsitting o addirittura dedicano uno spazio al dog parking. Che non è un parcheggio per cani, un posto dove lasciarli e liberarsi la coscienza, ma un’opportunità per portarsi al lavoro gli amici a quattro zampe e saperli coccolati e accuditi da educatori esperti. A Firenze, come in Italia ovvio, tutto questo è una chimera, l’ultimo dei problemi della lista. Tenere con sé il proprio cane o il proprio gatto a un passo dalla scrivania è opzione esclusiva di chi lavora in proprio.

Eppure ormai è una necessità per molti, dettata da una sensibilità crescente verso gli animali. Per questo la sezione cittadina dell’Enpa chiede agli industriali fiorentini di realizzare, dove possibile, un dog parking all’interno delle imprese o comunque di organizzarsi, per regolamentare accesso e permanenza di Fido negli uffici. Un appello che il neopresidente Andrea Petrilli lancia anche alle amministrazioni pubbliche: “Che ci risulti, in nessuna delle aziende o degli uffici pubblici fiorentini ci si è organizzati come si sta facendo in altri paesi. A volte basterebbe l’assenso del capo o del dirigente, altre un piccolo sforzo di riposizionamento degli spazi”. Insomma, se accanto a te lavora un collega allergico o poco pet friendly, puoi scambiarti di stanza. Stai sicuro che qualcuno accetterà di buon grado la compagnia a quattro zampe.

Anche perché adesso lo dice anche la scienza: “Il cane in ufficio è il migliore antistress che ci sia. Uno studio della Virginia Commonwealth University ha dimostrato che il migliore amico dell’uomo può fare una differenza positiva nei luoghi di lavoro riducendo la tensione e rendendo l’attività più soddisfacente anche per gli altri dipendenti, tanto da ridurre l’assenteismo e alzare la produttività. Insomma, concedere a Fido di zampettare in azienda conviene. “Averla accanto mi fa stare tranquilla, lavoro senza apprensione e con risultati migliori”, racconta Paola, avvocato che lavora in uno studio di associati alle Cure, che non si stacca mai dalla sua “sciantosa”, una femmina di pastore del Caucaso bianca grigia e nera che più batuffolosa non si può.

L’alternativa spesso è una giornata piena di intoppi e preoccupazioni. “Poche settimane fa conclude Petrilli le nostre guardie zoofile sono intervenute per un caso di sospetto maltrattamento. Ci segnalavano un cane abbandonato in auto quasi ogni giorno. In realtà il padrone lo andava a trovare ogni tre ore, lo faceva uscire per una passeggiata e gli cambiava l’acqua nella ciotola. Addirittura spostava la macchina se esposta al sole. Tutto perché si era accorto che lasciandolo solo a casa era peggio, soffriva di depressione. Ma portarlo a lavoro gli era vietato”.

Fonte
La Repubblica Firenze.it 

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  • Giovanna

    Buongiorno, anche io sono una libera professionista ( commercialista) e il mio caro Mirò è un ottimo collega a quattro zampe.
    Giovanna Zedde

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